Questo è Segen, ragazzo eritreo di 22 anni e 35 chili, fotografato a bordo della nave della Ong Open Arms che lo ha recuperato nel Mediterraneo. Arrivato in Italia il 12 marzo, dopo 18 mesi nei centri di detenzione libici per migranti, Segen credeva di avercela fatta ma è morto di tubercolosi e malnutrizione, all’ospedale di Modica. Addosso aveva due poesie manoscritte in lingua tigrina che raccontano la ferocia della detenzione.
E’ stato notato che una poesia ricorda i versi biblici della Genesi pronunciati da Papa Francesco durante il suo primo viaggio da Pontefice a Lampedusa nel luglio 2013: «Adamo, dove sei? Caino, dov’è tuo fratello?».

Tesfalidet Tesfom era il suo vero nome. Segen il soprannome, usato in Eritrea per indicare “chi ha il collo lungo come un cammello” e datogli presumibilmente per il suo viso profondamente scavato dalle privazioni.

Tesfalidet ha lasciato un segno profondo nelle persone incontrate negli ultimi giorni della sua vita trascorsi in Italia: i soccorritori in mare, il personale dell’hotspot di Pozzallo, i militari, il personale medico. Le cui cure amorevoli non sono bastate.

I racconti di Tesfalidet all’amico eritreo Merawi, circa le torture subite in Libia, non hanno nulla di meno delle storie dell’olocausto che abbiamo ascoltato dal dopoguerra ad oggi.

TEMPO SEI MAESTRO

Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
Sei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irragiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
Vittoria agli oppressi

NON TI ALLARMARE FRATELLO MIO

Non ti allarmare fratello mio, dimmi, non sono forse tuo fratello?
Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli,
se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare
non riesco a fare neanche chiamate perse,
chiedo aiuto,
la vita con i suoi problemi provvisori
mi pesa troppo.
Ti prego fratello, prova a comprendermi,
chiedo a te perché sei mio fratello,
ti prego aiutami,
perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?
Nessuno mi aiuta,
e neanche mi consola,
si può essere provati dalla difficoltà,
ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,
il tempo vola con i suoi rimpianti,
io non ti odio,
ma è sempre meglio avere un fratello.
No, non dirmi che hai scelto la solitudine,
se esisti e perché ci sei con le tue false promesse,
mentre io ti cerco sempre,
saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?
Ora non ho nulla,
perché in questa vita nulla ho trovato,
se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa,
io e te fratello ne usciremo vittoriosi affidandoci a Dio.