“Non secondo la carne e il sangue” è la fraternità cristiana,
ma nello Spirito. “Che ama giocare con le differenze” ʹ scrisse nel testamento il priore di Atlas Christian de
Chenge. Così proseguiamo, in tempi di pandemia, l’esplorazione dell’azione dello Spirito che ci spinge su vie altre rispetto al mondo: vie di carità, vie del cuore͊ Vie cui ridare al mondo un’anima, perché possa veramente uscire da questa crisi. Se Dio è Padre di tutti , siamo “fratelli tutti ”: diventa la opportuna/necessaria consapevolezza che ci fa coltivare la speranza di un futuro ͚altro’. Opportunità/consapevolezza che lega in modo inclusivo vicini e lontani, simili e opposti.  Senza inimicizia e senza simbiosi, come un volersi bene tra diversi. Nella misura, da sempre ritrovare, del Padre e nella concretezza di una fraternità che si esprime nelle relazioni, nella reciprocità, nell’accoglienza dell’altro ospitandolo. Fraternità autenticata dal più debole, dai poveri del territorio e, in un mondo globale, dagli oppressi della terra, dalle periferie, dai migranti costretti a lasciare la loro terra nella speranza di trovare da noi un aiuto. La nostra diocesi dal 2015 ha una presenza parti colare ʹ la comunità missionaria intercongregazionale ʹ che ci aiuta ad accogliere il Sud del mondo che viene da noi grazie ai missionari che sono andati e che lo conoscono, non per sentito dire, ma per partecipazione viva, autenticata dal rischio della missione con cui si abbandona ogni sicurezza e si vivono anche esperienze di pericolo radicale. Ascoltando le loro  testimonianza, il cuore si commuove e si dilata. Cogliendo il senso profondo del loro essere in mezzo a noi, avverti amo una precisa chiamata a vivere ʹ come Chiesa “dalle genti ” – una fraternità aperta, gratuita, radicata in Dio, partecipe dei gemiti dell’umanità e della creazione. E non possiamo dimenticare la diocesi gemella di Butembo-Beni, in questo tempo di prova, e però anche con i doni particolari che riceviamo, ulteriore e forte chiamata ad una vita personale e comunitaria più vera.

Maurilio Assenza

Le conclusioni del Forum che la Conferenza degli Istituti Missionari Italiani (CIMI) tenne a Trevi il 23 febbraio 2013 furono sintetizzate in dieci punti . Tra questi: i punti 1 e 7 emergono come “IL SOGNO” che ha portato a dare inizio ad una Comunità Missionaria Intercongregazionale:
– Favorire un LAVORO INTERCONGREGAZIONALE, misto e partecipato anche da laici, che permetta processi di apprendimento comune (imparare a riflettere, progettare e programmare insieme͊) in stile di comunione.
 – Valorizzare il più possibile il rapporto con gli STRANIERI IMMIGRATI in Italia, soprattutto, ma non solo, tramite il contatto personale, portandosi nei diversi luoghi da loro abitati : strada, carcere, CIE, periferie, ambiti di socializzazione giovanile, ecc.
Gli Isti tuti Missionari in Italia, in virtù del loro specifico carisma “ad Gentes”, ai lontani, agli ulti mi, agli emarginati , forti della loro esperienza “nel mondo”, desiderano offrire alla Chiesa Italiana un segno della missionarietà che li qualifica. Desiderano offrire questo segno nella comunione tra loro. La Sicilia, e in parti colare la diocesi di Noto, ha offerto il luogo concreto per la realizzazione di questo progetto. luogo di sbarchi di stranieri, ma anche di consolidate comunità di immigrati da anni presenti sul territorio, non sempre accolti e integrati , e di immigrati di ulti ma data, dispersi nelle varie città in seguito al “Decreto Sicurezza” con la chiusura dei centri. La comunità missionaria si propone con lo specifico della “formazione all’accoglienza” cercando di essere ponte tra tutte le culture presenti sul territorio non semplicemente come mediatori culturali, ma come persone che hanno vissuto in mezzo ai popoli. Nel continuo ascolto della realtà e nel discernimento, la comunità rimane “aperta ad accogliere l’oggi di Dio e le sue novità” che le vengono offerte dai fratelli e sorelle migranti . La comunità, in vista di un suo possibile prossimo trasferimento alla Badia, Via S. Margherita 66, a Modica, è interessata e disponibile a collaborare con chiunque abbia a cuore la socializzazione e l’integrazione fra le diverse realtà umane, culturali e religiose presenti nel quartiere.
Dorina, Padre Carlo, Suor Adriana, le attuali presenze della Comunità Missionaria Intercongregazional